DALL’IMPRUNETA AL CORTILE DI MICHELOZZO

 
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I CENTO ANNI DI MITAL

DALL’IMPRUNETA AL CORTILE DI MICHELOZZO

 

Impruneta, un paese confinante con Firenze, dove tutto è rosso, sfumature che vanno dal rosa dei tramonti sull’Arno qui vicino al rosso porpora più carico, dove si conoscono tutti, e si ritrovano, nella grande piazza del comune, fatta a conchiglia, morbida, quasi una culla, i vecchi, gli uomini e le donne, i bambini, la gente si guarda nel viso, diretta, un oasi sospesa nel tempo, il lavoro li rende unici, in questo borgo millenario, storie di famiglie forgiate sul fuoco delle fornaci, generazioni di uomini che hanno creduto nella terra, l’acqua, il fuoco, la creta…..elementi che risalgono addirittura ai lavori del Brunelleschi quando il cotto si produceva all’Impruneta fin dal 1098 e il Brunelleschi scelse gli artigiani dell’Impruneta nel 1419 per le tegole e i mattoni della cupola del Duomo di Firenze.

E oggi l’Azienda Mital, sembra un borgo incantato la sede della fabbrica, piena di fiori sulle finestre, muri a facciavista, una bella storia della fornace raccontata in un pomeriggio d’estate da Angiolo Mariani, un bel signore accanto ai suoi tre figli, Luigi, Franco ed Enrico ed il nipote Marco, che si commuove parlando, a due passi dalla fabbrica ingentilita dal verde squillante dei prati intorno, dai cipressi toscani imponenti e altezzosi e le viti dai grappoli ancora verdi, un racconto duro il suo, l’Azienda ha visto ben 2 guerre e perché oggi il lavoro è difficile ma rimane sempre una avventura affascinante, nata agli inizi del ‘900, più di cento anni fa, una storia vissuta con gli operai, e raccontata ai figli e al nipote, perché è una storia che accomuna, alla Mital si lavora tutti insieme.

Un compleanno importante, quello della Famiglia Mariani, complice un evento che li lega all’artista che dipinge con il vino, Elisabetta Rogai, una serata di saluto delle Autorità all’artista fiorentina incaricata di dipingere con il vino il Drappellone del Palio di Siena, e i Mariani, dall’Impruneta, postano i loro orci rossi in Palazzo Vecchio, nel Cortile di Michelozzo, panciuti e importanti, per niente intimoriti da tanta magnificenza, ma armoniosamente integrati davati alle colonne bianche festonate, gli affreschi, l’acqua della fontana del putto del Verrocchio che sgorga ininterrotta…per loro ghirlande di fiori freschi, la fantasia e l’estro di Simone Mencherini, i suoi gioielli magnifici posati con indifferenza sugli orci, perché esce fuori il talento e la creatività del gioielliere che li usa, li plasma a suo piacimento, li orna e li adorna con i suoi splendidi gioielli, chiusi in portadolci che diventano scrigni preziosi, bagliori di terre lontane, l’artigianato che tutto il mondo ci invidia è qui, perchè anche questa è la storia di Firenze e della sua gente.

Crediti fotografici: Fabrizio Gaeta

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