Olio d’oliva, Toscana in controtendenza rispetto alle altre regioni

 
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La campagna olearia 2016/17 non si è presentata sotto i migliori auspici, con produzioni in calo praticamente in tutta Italia: è proprio la Toscana a rappresentare un’eccezione, insieme a Umbria e Veneto, ma non mancano province dove il calo produttivo è stato sensibile, come Grosseto, Livorno e Pisa.

Produzione in calo, prezzi in aumento: sono queste le principali tendenze della produzione olearia italiana di questa campagna 2016/2017, che già si presentava sotto presagi tutt’altro che positivi. Già nei mesi passati, infatti, il Consorzio nazionale degli olivicoltori e l’Unione nazionale di associazioni coltivatori olivicoli avevano anticipato che la produzione sarebbe stata in netto calo rispetto alla campagna precedente, con una riduzione che supererebbe il 45%.

Aumentano i prezzi dell’olio. Il primo effetto visibile è stato quello sul mercato, che ha iniziato subito a risentire delle previsioni di una restrizione dell’offerta: lo testimonia la quotazione media dell’extravergine nazionale, che è salita durante tutto il mese di settembre, passando da un prezzo di 4,13 euro/chilogrammo riscontrato alla fine di agosto a circa 4,4 euro/chilogrammo di fine anno, pari a un incremento del 6,5%. I dati peggiori di questa raccolta sono quelli ottenuti in Calabria e Sicilia (-65%), Campania (-50%) e Puglia (-40%), dove hanno inciso condizioni climatiche poco favorevoli e l’inevitabile (o quasi) alternanza produttiva.

Toscana in controtendenza. Per fortuna, nella nostra regione la situazione è leggermente differente, perché nel complesso le stime parlano di una crescita del 2% rispetto alla scorsa campagna; però, si specifica nei report, l’andamento delle produzioni olivicole toscane presentano un andamento a macchia di leopardo e poco uniforme, con le province di Grosseto, Livorno e Pisa che, ad esempio, sono in controtendenza e vivono una contrazione della quantità di olive raccolte.

Il ritorno della mosca olearia. L’altro grande problema degli ultimi mesi è il ritorno della mosca olearia che ha distrutto le olive: a causa del clima caldo umido che ha caratterizzato il periodo estivo-autunnale in larga parte della Penisola, infatti, ha proliferato l’insetto attualmente classificato come “Bactrocera oleae”, il più rappresentativo per la coltivazione dell’olivo. Questo pericolo, piccolo ma altamente nocivo, si nutre della polpa dell’oliva, provocando alterazioni biochimiche più o meno gravi sulla qualità dell’olio, che nella maggior parte dei casi aumenta di acidità derivante dall’ idrolisi enzimatica degli acidi grassi, influendo anche sul numero di perossidi.

La lebbra dell’olivo. Non meno pericolosa è l’incidenza della cosiddetta Lebbra dell’olivo, che dopo anni di assenza dagli areali olivicoli italiani è tornata a farsi sentire; la patologia, il cui agente causale è l’ascomicete Colletotrichum gloesporioides, è tornata in modo virulento prima in regioni meridionali come Calabria e Puglia, e poi in altre zone tra cui alcune aree della Toscana; dal punto di vista pratico, il fungo provoca macchie necrotiche e aree marce su frutti e foglie, con disseccamento dei rametti.

Come intervenire. Quanto scritto serve a sottolineare l’importanza preventiva degli interventi di tipo agronomico, che possono limitare le condizioni che predispongono alle infezioni del fungo o alla proliferazione della mosca; una delle prime azioni da compiere, come ben spiega il master gardener fiorentino Tiziano Codiferro dalle pagine del suo blog, è procedere a una potatura dell’ulivo che possa riequilibrare la salute della pianta.

I rimedi alla mosca. Per combattere efficacemente l’insetto, invece, esistono anche rimedi di tipo chimico che, seppur efficaci, costano comunque un maggior impatto sull’ambiente e sulla salute del consumatore finale; non a caso, negli ultimi anni si stanno diffondendo tecniche di difesa biotecnologica, con metodi colturali, o l’impiego di antagonisti e nemici naturali, da combinare con procedimenti di agricoltura integrata che monitorano gli insetti adulti attraverso l’uso di trappole, limitando l’intervento insetticida per ridurre la quantità di fitofarmaci utilizzati a vantaggio dell’ambiente e della salute delle persone.

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