Si apre l’antica Torre Upezzinghi per la pittura di Valerio Trafeli

 

Calcinaia (PI). La luce è cristallina, abbagliante, quasi provocatoriamente sintetica, in contesto incontaminato e naturale. Le prospettive non lasciano dubbi nella loro compiutezza finale, né spazio all’indugiare della retorica.

Per “Vico Vitri Arte – XVI° Ed.”, Rassegna d’Arte a cura dell’Ufficio Cultura (Paolo Grigò) del Comune di Calcinaia, Valerio Trafeli, pittore volterrano, ritornato in tempi recenti sulla scena espositiva, si sposta dalla città dell’alabastro al centro della ceramica, con la mostra personale “Dalle colline al mare”, in corso dal 30 settembre all’8 ottobre 2017, a Calcinaia (PI), nelle suggestioni antiche della Torre Upezzinghi.

È un inanimato ri-animato sulla rincorsa inarrestabile del tempo, lo spazio di Valerio Trafeli, autore visivo dalla singolare libertà interpretativa dei soggetti “classici” della pittura. Paesaggi e scorci, temi crepuscolari come l’“autunno”, ma anche nature morte, spesso però con oggetti post pop art, – interessanti le umili e usurate, eppure poetiche, bottiglie di plastica – per poi perdersi in sconfinate marine e qualche volta affrontare il ritratto.

Macchiaiola nel vigore la pennellata, impressionista nella ricerca dell’attimo di luce, la tavolozza di Trafeli si nutre di colori primari, ma scivola anche nelle sfumature infinite del grigio.

Ed è proprio il tono che pervade il colore a trasfigurare gli spazi consueti, a dare un ordine altro alla realtà, che prelude talvolta ad una semplificazione/geometrizzazione delle forme, ad una modernizzazione dei soggetti.

C’è anche un gioco interessante fra primissimo piano e sfondo con richiami sottilmente concettuali, fra singolo e insieme nella vegetazione, e con colori talvolta improbabili dove il suggerimento “nascosto”, si tinge di rosso, giallo o verde, implicitamente simbolista.

Resta il dubbio se la luce di Trafeli, che mentine la stessa temperatura anche nelle sue seducenti ombre, scaldi o resti autoreferenziale all’economia del quadro. E come quella “Porta di Docciola”, maestoso varco nelle mura antichissime di Volterra, il dipinto è sospinto nell’enigma metafisico della sua stessa manifestazione: si amplifica la provvisorietà drammatica dell’ambiente, come reazione compiuta e consapevole, al precipitare dell’incertezza esistenziale.

Valerio Trafeli nasce a Volterra, nel febbraio del 1952. Diplomato presso l’Istituto Statale d’Arte della città, patria storica dell’arte e dell’artigianato dell’alabastro, con indirizzo in ebanisteria, dopo una lunga pausa, riprende in tempi relativamente recenti, l’attività artistica, sul versante espressivo della pittura.

Nel 2009 e nel 2010 partecipa al Premio “Città di Riparbella”, dove è assegnatario del premio speciale della giuria. “Nel 2011 è presente con successo nell’ambito di una personale insieme a due amici, uno pittore ed uno scultore, ottenendo dalla critica giudizi positivi”. “Sempre nel 2011 partecipa ad una collettiva inserita nell’iniziativa ‘Quo Vadis’ a Montecatini Val di Cecina”. Espone poi a Sassetta, Bibbona, marina di Bibbona, a Volterra nel 2013 a Villa Palagione, e nel 2016 nello spazio della Stazione Leopolda di Pisa.

La mostra sarà in corso fino all’8 ottobre 2017, aperta al pubblico, ad ingresso libero, dalle 17.30 alle 19.30, sia nei giorni feriali che festivi. Info: 328 4521588.

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